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Dopo band dall'indiscutibile validità come Gatto Ciliegia contro Il Grande Freddo e Giardini di Mirò, tra i più conosciuti, la scena nel nostro paese può vantare un'altra buona realtà ad opera dei novaresi The Fog in the Shell, al loro primo full-lenght ufficiale per la piccola etichetta toscana Dufresne. I richiami più evidenti della band sono senza dubbio gli appena citati Giardini di Mirò (e a loro volta i Mogwai), soprattutto per i lunghi brani strumentali arpeggiati dalle atmosfere malinconiche e desolate (come "Rain"), a cui i nostri novaresi aggiungono anche parti di voce e accenni acustici che ricordano alcuni lavori Post-Hc degli ultimi anni come i Cult of Luna, Isis e i Neurosis di A Sun that Never sets. Le atmosfere si fanno perciò ancor più apocalittiche ed inquiete, sconfortanti, come la marcia iniziale "The River", su cui aleggia però nell'arpeggio il fantasma di Trompso is Ok, uno dei brani cult dei GdM per chi li conosce bene. La seconda e lenta traccia acustica invece rappresenta meglio di ogni altra la lezione del Post-HC di Neurosis e Isis trapiantata in un disco Post-Rock, mentre "A Man escaped" è l'episodio più ritmato del disco, dove tra un crescendo di piatti e solenni linee di basso si preannuncia un'esplosione della tristezza raccontata in questi brani, che però non esplode mai veramente nonostante i muri noise finali, dando l'idea di non essere riusciti ad arrivare al culmine della composizione. Il disco lo trovo molto bello in tutta verità, eppure non è pienamente soddisfacente; forse proprio per le buone premesse e le capacità che dai brani traspaiono tutte si ha l'impressione che ci sia ancora qualcosa di non detto e/o fatto dai The Fog in The Shell, e che il sound della band pur restando validissimo su questo disco abbia bisogno di affinarsi un po' di più e di entrare pienamente in possesso dei mezzi, magari riuscendo a distinguersi ancora con un pizzico in più di originalità. In tutta franchezza infatti, se questo disco mi fosse stato presentato come l'ultimo Giardini di Mirò ci avrei creduto, notando però la mancanza di alcuni momenti 'pieni'. In attesa del prossimo lavoro di questa band, che sono sicura ha tutte le potenzialità di emergere, provate questo A Secret North, in ogni caso un lavoro consigliato sia agli amanti dell'Indie/PostRock che a quelli del PostHC più elaborato. Molto bella anche la grafica dell'album, semplice ma davvero professionale. !

Francesca Agresti