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I Fog In The Shell sono arrivati al traguardo del loro primo disco dopo varie cassette semi auto-prodotte date D.I.Y. in giro per l'Italia Il nuovo disco dei The Fog In The Shell consta di sei lunghe traccie, la sonorita' del gruppo e' piuttosto personale e riesce a mescolare in maniera nuova generi che solitamente sono considerati distanti, tant'e' che si va' dal suono disperato e oscuro di casa Neurot fino a momenti di folk/lo-fi acustico per poi passare attraverso monumenti space-rock e cavalcate strumentali tipo Motorpsycho nonche' a ambienti aperti e da colonna sonora come insegnarono i Godspeed You! Black Emperor. “The river”, prima traccia del disco incomincia arpeggiata, pigra e suggestiva con un cantato nero e malinconico per poi esplodere distorta e mutare in maniera acida fino ad un finale rumoroso ma remissivo. Per contrasto invece il secondo pezzo e' un folk tutto arpeggi e rumori in secondo piano e un suono simil-banjo si incastra alla perfezione creando incastri melodici profondi e delicati. L'inizio di "A man escaped" ci riporta invece nella terra del post-rock fatto di arpeggi e pezzi strumentali anche se suonato con un piglio piuttosto up-tempo e che riporta alla mente (almeno per intensita') un grande strumentale noir come "Futurism vs Passeism" dei [fu] Blonde Redhead. "Towards the crimson eye" parte con suoni trovati sinth e parlato che sembra venire da un vecchio film grazie ad un glockenspiel si crea un'atmosfera densa e sottile in un certo modo vicina agli infiniti inizi dei GSY!BE cosi' come ai Black Heart Procession.

Luca Tommasini