from Idbox.it, Italia
Contiene sei lunghi brani il debutto per la Dufresne Records dei The Fog In The Shell, al primo vero album dopo un sample tape licenziato per la Under My Bed. I quattro di Novara esplorano i territori del post-rock più cupo ed apocalittico caro agli ultimi Neurosis – da cui si discostano per il minor utilizzo della voce e per le atmosfere un pelo meno tetre – rinvigorito dall’utilizzo di sonorità più piene ed impattanti che fanno il verso agli Isis. Le trame gotiche e funeree - la nenia di “The River” - così come quelle più morbide – “Living’s Dreams Are Dead’s Lives” e “Rain” - sono irrobustite da esplosioni chitarristiche, efficaci quanto prevedibili, che inspessiscono i modi semiacustici e che trovano l’apice nel noise lancinante e perverso di “I Can Be The Chaos, They Can Be The Structure”, episodio tra i più riusciti e penetranti. La farfisa, suonata da Marco degli Encode nel decadente crescendo baroccheggiante di “A Man Escaped”, l’armonica a bocca, l’utilizzo di campionamenti presi da “Night Of The Living Dead” di George Romero e l’impiego di freddi e scanditi drones, arricchiscono i brani di nuove sfumature, impedendo all’album di sprofondare nel già sentito. Un disco indiscutibilmente autunnale e, probabilmente, di nicchia; paletti che comunque non impediscono di consigliarne l’ascolto.