da SODAPOP
"Si raffina con gli anni il concetto di compilation, da sempre un tipo di uscita caro ad Under My Bed: l’etichetta di Stefano Santabarbara (My Dear Killer) questa volta “si limita” a quattro (lunghi) brani per quattro musicisti, scegliendo come autori degli autentici pezzi da novanta (nella mia personale classifica e spero anche nella vostra), tirando così fuori dal cilindro una cassetta davvero notevole. Si inizia con Attilio Novellino che con chitarre ed elettronica compone un pezzo bilanciato tra crescendo e momenti più dilatati: ci trovo echi di shoegaze e del postrock più emotivo, ma tutto elaborato con il suo stile personale che non può non coinvolgere chi ascolta con i suoi paesaggi sonori velati di malinconia. A chiudere il lato A c’è Drekka che con una frase di piano e qualche field recordings ci regala una decina di minuti di lenta e superlativa disperazione: fare così bene con così poco materiale a disposizione è la classica cosa che sembra semplice ma… non lo è. Di Simon Balestrazzi si parla spesso su queste pagine date le sue frequenti pubblicazioni con cui arricchisce una tanto interessante quanto ormai sterminata discografia: il brano con cui si presenta qui non tradisce le attese ondeggiando lento e ipnotico tra alte frequenze, folate di droni e suoni vari, una perfetta colonna sonora notturna per nulla rassicurante. Il finale è lasciato al momento più rumoroso del lotto con Ennio Mazzon alle prese con suoni di synth misti a fischi e ronzii per una vera epifania sonora, ipnotica e coinvolgente, pezzo davvero catartico: quando parte anche la ritmica è travolgente al limite della trance. Tre quarti d’ora di musica di assoluta qualità, quattro nomi diversi tra loro ma che in qualche modo si amalgamano magicamente in una delle uscite che mi hanno più entusiasmato nell’ultimo periodo: grafica e serigrafia accattivanti nonché l’edizione limitata rendono come al solito il tutto ancor più intrigante per i feticisti del formato fisico"
[Emiliano Grigis]


da SOWHAT
"Alla deriva, in balia di un inconscio denso di placida inquietudine. Generato dall’accostamento di un singolo contributo dei suoi quattro autori, “Quadrature” costruisce un dilatato flusso pervaso da un persistente senso di straniamento, un caleidoscopico viaggio attraverso paesaggi cangianti plasmati utilizzando lessici differenti eppure affini.
Under A Sea of Benzodiazepines/Sping Rain, Indian Summer. Traiettorie scabrose che tagliano obliquamente fitte nebbie lisergiche dischiudono un universo distorto fatto di colori violenti. I ruvidi riverberi della chitarra di Attilio Novellino, generando claustrofobiche spirali, incidono solchi profondi che si riversano come tracce indelebili riaffioranti nell’algido soffio dal quale emergono le essenziali partiture pianistiche di Drekka. Il delirio allucinato così gradualmente si scioglie in sinuose persistenze venate di echi spettrali.
Red Square On A White Field/Omen Discord. Tutto diviene profondamente tattile, l’abbandono onirico vira verso oscuri tracciati organici colmi di frammenti ribollenti cesellati con chirurgica precisione da Simon Balestrazzi. Il tono permane soffuso, sotterraneo fin quando infine esplode l’incubo dissonante delle abrasive trame di Ennio Mazzon che con il loro incedere ossessivamente pressante chiudono tumultuosamente questa sfaccettata immersione in un immaginifico sogno lucido."
[Peppe Trotta]


da SHERWOOD
"Premo il tasto play così come apro la pagina di un libro, una di quelle preziose edizioni a tiratura limitata che contengono brevi raccolte di testi poetici. So che gli autori che andrò ad incontrare avranno la forza di suggerirmi nuovi schemi di lettura ispirati dalle diverse scuole di pensiero che li hanno comunque condotti tutti in questo ricovero stretto e lungo, sorvegliato da due cilindrici portali capaci di creare suono, una volta chiusi. Ed ora eccomi qui, immerso nella lettura di queste pagine firmate Attilio Novellino, Drekka, Simon Balestrazzi ed Ennio Mazzon. Il prologo è a dir poco maestoso, l’Attilio Novellino che più amo, capace di una poetica digitale che sa unire il vecchio verbo elettrico inserito all’interno di un circuito sonico futuribile nel quale il noise va a scontrarsi contro la massa morbida dei droni, creando deflagrazioni un tempo – qualche secolo addietro – definite romantiche. La negazione della melodia che riporta alla melodia, matrice e madre. L’americano Michael Anderson in arte Drekka, sulle scene dalla fine degli anni 80, scioglie ulteriormente il nodo che ci lega alla purezza digitale trasportandoci nell’universo del suono neo-contemporaneo. Dieci intensi minuti nei quali vagabondare lungo le poco frequentate strade del ricordo. Spring rain indian summer è un invito a frenare la corsa, sedersi davanti una birra adagiandosi sul racconto di un pianoforte che dialoga con il respiro costante della metropoli e della pioggia che lenta l’avvolge. Simon Balestrazzi ci risveglia riportando il nostro ascolto lontano mille miglia, ci trascina nel territorio indefinito dell’assenza di peso, lo spazio che non ha riferimenti, un luogo nel quale ci si orienta seguendo il brusio creato dal respiro delle macchine. Un profondo bianco accecante dentro il quale pulsa continuo il battito possente delle sensazioni che prendono vita grazie alla mancanza della vista. Gli occhi non distinguono più i contorni ma l’udito si affina e scorge lontani approdi, silenziose isole di calma luminescente elettricità alla deriva nell’interattiva. E’ virtuale calma apparente. Ad Ennio Mazzon il compito di chiudere questa serie di racconti con l’irruenza del noise che sposa la purezza della ricerca in un continuo rimando che tende al divenire. Innesti ciclici di particelle di antica provenienza iterativa, segnali instabili di sedimentazioni sinfoniche downlodate un secondo esatto prima del crash finale. S U O N O!."
[Mirco Salvadori]