da MUSIC WON'T SAVE YOU
"L’understatement connaturato alla proposta musicale di Giampaolo Loffredo è fedelmente rispecchiato da quello delle produzioni limitate e delle distribuzioni rigorosamente "off" attraverso le quali veicola, da ormai quindici anni, le proprie creazioni sotto l’alias Lebenswelt. Due anni dopo la rinascita, seguita a un decennio di quasi assoluto silenzio e coincisa con lo splendido Shallow Nothingness In Molten Skies, è nuovamente la piccola etichetta milanese Under My Bed a licenziare il quinto lavoro dell’artista romano, che negli otto intensi brani di Metaphysics Of Entropy riassume l’attuale stadio di sviluppo di quella che costituisce al tempo stesso la manifestazione istintiva di una condivisione di sensazioni e il frutto di una ricerca sonora radicata nelle cadenze rallentate dello slow-core e nelle progressioni emotive del post-rock. Benché le sue basi espressive siano, di tutta evidenza, connesse a simili temperie artistiche, Loffredo continua a perseguirne una significativa estensione delle rispettive formule, combinandole con la scrittura di canzoni compassate e con ambientazioni cameristico-atmosferiche, adesso amplificate grazie alla collaborazione con musicisti quali Stephano Stephanowic (My Dear Killer) e Pier Giorgio Storti (Belaqua Shua).
Da queste premesse ha preso dunque forma Metaphysics Of Entropy, lavoro che fin dal titolo suggerisce un inclinazione a dinamiche interiori e sensazioni fuggevoli, che solo una sensibilità peculiare come quella di Loffredo può riuscire a cogliere, trasformandole in suono. L’ambivalenza di ragione e sentimento che ne caratterizza l’ispirazione trova corrispondenza nella stessa scaletta del lavoro, le cui sei canzoni sono inscritte tra le due ideali parentesi costituite dagli strumentali che la aprono e la chiudono. Le sghembe note pianistiche, immerse nelle risonanze atmosferiche dell’iniziale Unfinished Piece For Detuned Piano e le timbriche chitarristiche alternamente sognanti e spettrali disseminate lungo gli oltre quattordici minuti della conclusiva title track incorniciano infatti i credibili tentativi di Loffredo di dare voce letteralmente a un’ibridazione tra una sorta di intimismo cantautorale e una varietà di sfumature di tempi e ambientazioni sonore. Se infatti il mood dei brani resta invariabilmente riflessivo, dimesso e intriso di agrodolce malinconia, il loro succedersi e ogni loro minimo passaggio combina con estrema spontaneità sensazioni e accenni stilistici mutevoli. Tra gli avvolgenti riverberi di Dance Dance Dance e le progressioni acustiche di Let Down, tra le austere cadenze di Cold Swollen Hand e il lirismo diluito in ambience cameristica di Distant Colours, si affaccia una miriade di affinità possibili, che dalle narcolessie cantautorali si estendono a oblique tinte neo-folk.
Mentre la musical saw di Luca Galuppini (ONQ) e il violoncello di Storti (che chiude il cerchio rileggendo un brano del primo album di Lebenswelt, Illusions Hold) esaltano l’austero romanticismo delle creazioni di Loffredo, le sue ispirate combinazioni tra sonorità acustiche ed elettriche, tra canzoni e atmosfera, confezionano un piccolo gioiello di poesia e fascino autunnale, da assaporare in penombra, abbracciandone il naturale understament.



da THRESHOLD MAGAZINE
" O projeto italiano Lebenswelt editou esta semana o seu quinto disco Metaphysics of Entropy. Giampaolo Loffredo é desta vez acompanhado por quatro convidados (Pier Giorgio Storti, Stephano Stephanowic, Luca Galuppini e Mauro Costagli), com este álbuma surgir apenas dois anos após Shallow nothingness in molten skies. O italiano continua a explorar a sua já usual veia slowcore e post-rock com melancólicas guitarras repercutidas e texturas ambiente e glitch bem sustentadas pela produção, podendo-se destacar a primeira e última faixas do disco, que rodeiam o miolo mais introspetivo deste trabalho.
Em baixo podem escutar Metaphysics of Entropy na íntegra, devendo certamente agradar a fãs de Codeine, Hood e Low. A edição física limitada, com selo Under My Bed Recordings."
[ João Barata]


da SO WHAT
"Lasciare fluire la malinconia, condensarne l’essenza per dare forma a placidi paesaggi emozionali plasmati attraverso oblique trame pervase di dolente lirismo. Prosegue lungo una rotta chiara e dai confini sempre più dilatati Giampaolo Loffredo, che dopo essere riemerso due anni or sono da un lungo silenzio prova a trovare continuità pubblicando un nuovo tassello da inserire nel suo percorso artistico tracciato sotto lo pseudonimo Lebenswelt.
Si consolida trovando al tempo stesso nuova linfa il lento e avvolgente intimismo connaturato alla scrittura di Loffredo, giungendo ad una dimensione più rarefatta e sfaccettata enfatizzata anche dal prezioso apporto dato dai vari musicisti coinvolti nella realizzazione delle tracce del disco. I densi riverberi della chitarra di Stephano Stephanowic e le dimesse ma imprescindibili linee ritmiche di Mauro Costagli, così come il prezioso lavoro di rifinitura condotto da Pier Giorgio Storti e la componente straniante data dalla sega musicale di Luca Galuppini amplificano infatti in maniera determinante, ma sempre con tono misurato, la cifra stilistica di brani costantemente in bilico tra sognante deriva e spettrale sospensione.
Assecondando un evolvere ipnotico su sghembi fondali vaporosi (Dance dance dance, Distant colours) o un incedere grave e tormentato (Cold swallen hand, In the morning), la voce dalle tinte agrodolci di Loffredo scorre impassibile fino a trasformarsi in flebile eco nella riscrittura di Illusions hold affidata a Storti e divenire assoluto silenzio nei capitoli che confinano la sequenza delle canzoni. Due tracce strumentali profondamente atmosferiche sviluppate secondo coordinante differenti, che proiettano l’universo interiore di Lebenswelt verso immaginifici orizzonti crepuscolari."
[Peppe Trotta]


da ONDAROCK
"Metaphysics Of Entropy è il quinto tassello nella discografia di Lebenswelt, distribuito da Under My Bed Recordings, a distanza di due calendari dal precedente "Shallow Nothingness In Molten Skies" (2016). Non molto è cambiato nel suono di Giampaolo Loffredo in questi due anni e la sua musica procede ancora nel suo percorso di astrazione del suono: uno slowcore scarno e minimale, in cui regna padrona la malinconia. Rispetto, però, alla recente produzione questa volta Lebenswelt arricchisce il proprio arsenale di nuovi elementi e opta per incorniciare la sua "metafisica dell'entropia" tra due opere strumentali, poste in apertura ("Unfinished Piece For Detuned Piano") e in chiusura (la title track) del disco, come a sottolineare tutto il lavoro di songwriting che si cela nel mezzo, intriso di citazioni filosofiche e letterarie.
Per le registrazioni del nuovo album, Lebenswelt chiama a sé alcuni validi musicisti della scena underground italiana, che mettono la loro personalità nelle varie canzoni dell'album: Stefano Santabarbara (alias My Dear Killer) con i feedback della sua chitarra; Pier Giorgio Storti (Belaqua Shua, Morose) al violoncello, balalaika e clarinetto; Luca Galuppini (aka ONQ) con la sua atipica sega musicale; e, infine, Mauro Costagli (Monetre, The Colours Seen From Behind, Lo-fi Sucks) alla batteria. Tutti elementi che vanno a dare enfasi ove necessario e rinforzare il caratteristico sound straniante di Giampaolo, guidato da quello che è il suo segno distintivo: un cacciavite infilato tra le corde della chitarra.
Dopo l'intro impalpabile e aeriforme di "Unfinished Piece For Detuned Piano", la seconda traccia del disco "Dance Dance Dance" rivela la vera natura di Lebenswelt: si tratta una composizione ripetitiva e ipnotica, che avanza tra alt-folk e lo-fi sospinta dalla voce impassibile di Giampaolo nel mezzo di poche variazioni e molto rumore bianco, che offusca i testi delle canzoni come un ingannevole velo di Maya. Ancora più desolante "Cold Swallen Hand", il cui finale sembra fondersi direttamente con "In The Morning", satura di effetti e feedback. Uno dei momenti più interessanti del disco è dato dai vortici spettrali di "Let Down", brano che ci riporta al meglio dell'alternative rock anni Novanta (in qualche ancestrale luogo tra Radiohead, Bark Psychosis e Codeine).
La ricetta è sempre la stessa, ma cambiano la sostanza e il significato dato a suoni e parole: così se "Distant Colours" avanza imperturbabile nella sua progressione di accordi alienanti, "Illusions Hold" (tratta dal primo album di Lebenswelt, "Staring At Life In The Rain", 2003) viene per l'occasione interamente rimessa a lucido da Pier Giorgio Storti, con un trattamento al confine fra musica ambient e neoclassical. Con l'aiuto di strumenti atipici e attingendo a nuove fonti, Loffredo conferma in questo modo la propria attitudine internazionale e, ancora una volta, la peculiarità della sua intimistica maniera di intendere la musica."
[Valeria Ferro]